Essere santi come Dio è santo
Gesù disse: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia il mantello». Mt 5,38-40
Il Discorso della montagna culmina nell’invito alla santità: circondato dai suoi discepoli, Gesù si rivolge alla folla, dunque a tutte le persone, senza distinzione di sesso, lingua, cultura. Alla santità sono chiamati i cristiani, tutti i battezzati, i membri delle comunità fondate dagli apostoli, sono definiti “santi”. Dunque santi siamo anche noi!
«Siamo tempio di Dio, lo Spirito di Dio abita in noi».
A tutti il Signore, in ogni epoca della storia, attraverso la sua Chiesa, indica la vocazione assegnata dal principio all’umanità intera, fatta «a sua immagine e somiglianza»: essere come Lui, cioè «santi, perché il Signore nostro Dio è santo».
Ma cosa significa essere santi? Che cos’è la santità?
Non si tratta di non fare il male o di restituire quello che riceviamo, ma di fare il bene con la creatività di chi ama, distinguendosi da coloro che non si conformano a Dio,
i “pagani”, che pure sono capaci di amare quelli che li amano; ma i figli della Luce amano i nemici e pregano per loro, sull’esempio del Padre, «che fa sorgere il sole sopra i buoni e i cattivi».


















