I discepoli sono sul lago il vento è contrario e la traversata sembra non finire mai. La notte è il tempo dell’incertezza; il mare rappresenta il caos, ciò che sfugge al controllo dell’uomo; il vento è la forza che scompagina ogni progetto. Sono le immagini delle nostre paure, di quelle stagioni nelle quali si continua a remare senza avanzare, si moltiplicano gli sforzi e tuttavia sembra di rimanere sempre nello stesso punto. È proprio allora che Gesù si avvicina. Non aspetta che il mare si calmi, ma entra nella tempesta e cammina su quelle acque che, nella mentalità biblica, sono il simbolo del male e dell’inconsistenza. Non sono i discepoli a raggiungere il Maestro, ma è il Maestro a prendere l’iniziativa e ad andare verso di loro. La fede nasce sempre da questo movimento di Dio che si fa vicino all’uomo. La richiesta di Pietro è sorprendente: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Pietro non domanda un prodigio; desidera raggiungere Gesù proprio attraverso ciò che lo spaventa. Ha compreso che il vero miracolo non consiste nel camminare sul mare, ma nel non lasciarsi separare dal Signore neppure quando tutto vacilla. Quel semplice «Vieni!» diventa allora una parola creatrice, capace di rendere possibile ciò che all’uomo appare impossibile. Finché Pietro tiene fisso lo sguardo su Gesù, cammina; quando invece torna a guardare il vento, comincia ad affondare. È un’immagine di straordinaria verità. Non sono le difficoltà a farci perdere la fede, ma il momento in cui esse occupano tutto il nostro orizzonte.
Come Pietro, desidereremmo un mare finalmente tranquillo. Il Signore, invece, ci insegna che la fede non consiste nell’essere risparmiati dalle tempeste, ma nello scoprire che, proprio mentre il vento continua a soffiare, Egli viene verso di noi e ci tende la mano. Don Gianni Carozza Famiglia Cristiana


















