Se Gesù ti interrogasse, sapresti rispondere?
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Mt 16,13-20
Gesù si trova a Cesarea di Filippo, ai confini della terra d’Israele.
Dopo aver discusso con i suoi avversari, rivolge ai discepoli la domanda più importante del Vangelo: «Ma voi, chi dite che io sia?». Ognuno, prima o poi, deve confrontarsi con essa.
Chi è davvero Gesù per la mia vita? Se non ci fosse, cambierebbe qualcosa nel mio modo di amare, di affrontare il dolore, di guardare al futuro? La fede comincia quando queste domande smettono di essere teoriche e toccano l’esistenza. La fede non nasce solo dall’intelligenza o dallo studio. Non basta sapere chi è Cristo; occorre scoprire chi è per noi. Le parole della tradizione diventano vere solo quando si riempiono della nostra storia, delle nostre ferite, delle nostre speranze. La risposta più autentica, allora, non è necessariamente quella più raffinata. È quella che nasce da una relazione. È poter dire, magari con poche parole ma con sincerità: Signore, la mia vita senza di te non sarebbe la stessa. Subito dopo Gesù affida a Simone una missione nuova: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Cambiargli il nome significa cambiargli la vita. Pietro diventa la roccia non perché sia l’uomo più forte, ma perché Dio ama costruire la sua opera attraverso persone fragili che si fidano di lui. Per la prima volta compare nel Vangelo la parola “Chiesa”. Prima di essere un’organizzazione, essa è la comunità di coloro che hanno riconosciuto in Gesù il Figlio del Dio vivente. Ad essa il Signore promette che «le porte degli inferi» non prevarranno. È un’immagine che indica il potere della morte: il male non avrà l’ultima parola, perché la vita del Risorto sarà sempre più forte. Anche le chiavi consegnate a Pietro non rappresentano un privilegio, ma un servizio. Custodire la casa, aprire le porte, confermare i fratelli nella fede: è questo il compito affidato a chi guida la comunità cristiana. L’autorità evangelica non nasce dal desiderio di dominare, ma dalla responsabilità di servire.
Don Gianni Carozza Famiglia Cristiana


















