Specchi di vanità e giustizia
Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri. Luca 18,9
Gesù presenta due uomini che pregano, ma con atteggiamenti diversi, la preghiera di uno non serve a niente, mentre la preghiera dell’altro gli cambia la vita. Il fariseo e il pubblicano appartengono allo stesso popolo, salgono allo stesso tempio, pregano lo stesso Dio. Eppure vivono la religione in due modi opposti: il fariseo la vive come legge, il pubblicano come grazia.
Per il fariseo la legge prende il posto di Dio, e la sua giustizia diventa autosufficienza.
Non ha nulla da chiedere, e così nulla riceve.
È il rischio di ogni religione ridotta a norme e doveri: Dio diventa superfluo. Il pubblicano, al contrario, è un peccatore vero, non immaginario.
Colluso con i Romani, arricchito a spese del popolo, vive in una situazione morale compromessa.
Eppure trova la forza di bussare a Dio: non presenta meriti, non cerca scuse, non alza neppure gli occhi al cielo. Solo una supplica: «O Dio, abbi pietà di me peccatore!».
don Gianni Carozza Famiglia Cristiana


















