L’espressione biblica con la quale quest’anno si intende celebrare la Domenica della Parola di Dio è tratta dal vangelo secondo Giovanni: «Rimanete nella mia parola» (Gv 8,31).
Uno dei fatti più esaltanti nella storia del popolo di Israele è certamente quello di verificare come il veicolo privilegiato con il quale Dio si rivolge al popolo e ai singoli rimane quello della “parola”.
Dire che Dio usa la “Parola” equivale pure ad affermare che Dio parla, cioè, Dio esce dal silenzio e nel suo amore si rivolge all’umanità. Il fatto che Dio parli implica che intende comunicare qualcosa di intimo, e di assolutamente necessario per l’uomo, senza il quale non potrebbe mai giungere a una piena conoscenza di se stesso né del mistero di Dio.
Il colloquio permanente tra Dio e gli uomini, che caratterizza la storia biblica, possiede i tratti dell’amicizia.
È un colloquio personale, che tocca l’uomo nel suo intimo e lo coinvolge in un rapporto di amore, raggiungendo ognuno nella sua storia per essergli vicino.
Il fatto fondamentale che sconvolge la storia dandole un orientamento differente è questo: in Gesù Cristo Dio parla in maniera piena e definitiva all’umanità. Lui è la Parola fatta carne, la Parola che da sempre viene pronunciata e che ora diventa anche visibile. Diventano allora molto significative queste parole che Gesù rivolge a tutti noi, credenti in Lui, nel Vangelo di Giovanni: «Rimanete nella mia parola» (Gv 8,31). È l’invito a non disperdersi, ma a “rimanere in lui” in un’unità profonda e radicale come quella dei tralci alla vite (Gv 15, 1-7).
Rimanere nella Parola di Dio è molto più di un incontro frettoloso o addirittura fortuito. Dio non solo parla con gli uomini, ma si ferma a lungo con loro, come fossero dei veri “amici” conosciuti da tanto tempo; Dio “si intrattiene” con noi, rimane per condividere gioie e dolori e dare alla vita un senso di pienezza che non può essere ritrovato altrove.
Nella sua Parola, Dio ci illumina con la «luce della vita» (Gv 8,12), come ben afferma il vescovo Agostino: «Se rimarrete nella mia parola, sarete davvero miei discepoli, e potrete contemplare la verità come essa è, non per mezzo di parole sonanti, ma per mezzo della sua luce splendente, quando Dio ci sazierà, così come dice il salmo: È stata impressa in noi la luce del tuo volto, o Signore (Sal 4,7)».
Papa Francesco, nella Lettera Apostolica a conclusione del Giubileo della Misericordia si augurava che «ogni comunità, in una domenica dell’anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo» (Misericordia et misera, 7).
Con la Lettera Apostolica Aperuit illis, Papa Francesco ha istituito la Domenica della Parola di Dio, disponendone la celebrazione nella III Domenica del Tempo Ordinario. Non è secondario che la Domenica della Parola di Dio si collochi in un periodo in cui la Chiesa celebra la Giornata di dialogo tra Ebrei e Cattolici e la Settimana di unità dei Cristiani, conferendo ad essa un grande valore ecumenico e di comunione. Infatti, la Sacra Scrittura, da sempre, è un ponte di dialogo e di importante contatto anche con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni. È una iniziativa profondamente pastorale con cui papa Francesco vuole far comprendere quanto sia importante nella vita quotidiana della Chiesa e delle nostre comunità il riferimento alla Parola di Dio, una Parola non confinata in un libro, ma che resta sempre viva e si fa segno concreto e tangibile. Ogni realtà locale potrà trovare le forme più adatte ed efficaci per vivere al meglio questa Domenica, facendo «crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture» (Aperuit illis, 15).
La Domenica della Parola di Dio permette ancora una volta ai cristiani di rinsaldare l’invito tenace di Gesù ad ascoltare e custodire la sua Parola per offrire al mondo una testimonianza di speranza che permetta di andare oltre le difficoltà del momento presente. Nel cammino che Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa di compiere verso il Giubileo del 2025, che ha come motto Pellegrini di speranza, la Domenica della Parola di Dio diventa una tappa decisiva. La speranza che scaturisce da questa Parola, infatti, provoca ogni comunità non solo ad annunciare la fede di sempre, ma soprattutto a comunicarla con la convinzione che porta speranza a quanti la ascoltano e accolgono con cuore semplice.
Rino Fisichella Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo


















