In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Lc 1,26-31
Maria è seduta e sta leggendo e l’angelo appare dietro di lei, la saluta e poi le parla.
Parole assurde, parole senza senso, almeno umanamente. E così Maria lo guarda e si porta una mano al petto, come a dire: “Io? Le dici a me queste cose? Proprio a me?” L’angelo parla e parla, quasi a voler colmare con le parole il silenzio della fanciulla. Ha avuto un incarico davvero difficile, questa volta, quasi impossibile. Perché non solo deve andare a Nazareth, cercare una fanciulla vergine allevata al tempio, dirle che Dio vuole che lei sia la mamma di suo figlio, che sarà un bambino… No, non solo questo: deve anche portare a Dio un “sì”. Occhi sbarrati, parole su parole, capelli al vento, l’angelo non sa più cosa dire. Sarà Maria a ridargli serenità, col suo “fiat” sussurrato che non parte dalla mente ma esce direttamente dal cuore. L’angelo può tornare a respirare: il bambino di Dio ha trovato una mamma…


















